Quando si parla di gin oggi, il rischio più grande è confondere l’identità con l’estetica. Negli ultimi anni molti progetti hanno puntato tutto sull’immagine, spesso lasciando il contenuto in secondo piano. ICON Fine Art Gin è interessante perché prova a fare una cosa più complessa: tenere insieme linguaggio visivo e struttura del prodotto, senza che uno annulli l’altro.
Non è un gin che cerca di piacere a tutti. Ed è già un buon punto di partenza.
Un progetto recente, ma non improvvisato
ICON nasce nel 2025, quindi è a tutti gli effetti un progetto giovane. Ma non dà mai l’impressione di essere stato costruito in fretta. La scelta di legarsi all’Oltrepò Pavese e a un contesto produttivo che conserva memoria e metodo – anche attraverso elementi simbolici come la Botte Reale del 1884 – racconta una volontà precisa: non azzerare il passato, ma usarlo come base.
Non c’è nostalgia, né tentativi di sembrare “storici”. C’è piuttosto l’idea che anche un gin contemporaneo abbia bisogno di radici per essere credibile.
Il packaging come dichiarazione!
ICON Fine Art Gin è immediatamente riconoscibile. La bottiglia ispirata alla bomboletta spray e la collaborazione con l’artista Luca Serturini (Ortica Noodles) non sono un vezzo grafico, ma una vera dichiarazione di intenti.
Minerva e Medusa, rilette in chiave contemporanea, diventano simboli di identità, trasformazione e forza. Qui l’arte non serve a rendere il prodotto “instagrammabile”, ma a costruire un linguaggio coerente. È una scelta che espone il brand, perché quando l’immagine è così forte non c’è spazio per la mediocrità del contenuto.
Fortunatamente, il gin regge.
In miscelazione
Dal punto di vista del bartender, ICON Fine Art Gin funziona quando non viene forzato. Non sono gin da sovraccaricare con altri mille ingredienti, ma da lasciare parlare.
Rosa Minerva trova senso in Martini rivisitati, Negroni più morbidi e altri twist on classic, dove la complessità può emergere senza essere mascherata. Verde Medusa dà il meglio in Gin Tonic, highball freschi e in gin cocktail pre-proibizionismo.
In entrambi i casi, la parola chiave è "less is more".
Una riflessione finale
ICON Fine Art Gin è un progetto che prende una posizione chiara nel panorama del gin contemporaneo. Non cerca consenso. Cerca coerenza.
In un mercato spesso diviso tra tradizione e sperimentazione, ICON prova a tenere insieme identità visiva, e prodotto. Non è poco.
E quando questo binomio è credibile, il risultato merita attenzione.
Giuseppe Iovine
TheAlcolblogger
Mixologist e divulgatore
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